
Il
blues italiano vanta un artista che, tra i pochi nel panorama
nazionale, suona il blues solo con chitarra (per lo più acustica) e
armonica. E’ un interprete sensibile che propone un repertorio
basato sul Delta blues, con puntate nel repertorio classico della
Chicago anni ’50-’60. Una sorta di John Hammond nostrano (intendo
quello dei concerti acustici che da quasi una quarantina d’anni
propone in coffehouses e festival di tutto il mondo). Insomma, un
bluesman che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Sto parlando
di Angelo “Leadbelly” Rossi, che vive e opera in quel di Cardano al
Campo (VA).
A metà anni ’60 Angelo cominciò ad ascoltare
gli Yardbirds, gli Stones e le altre rock bands dell’epoca, e
contemporaneamente iniziò i primi esperimenti sonori con le solite
bands di ragazzini. Man mano che gli anni passavano, e lui conosceva
sempre più a fondo la musica, cominciò a chiedersi dove i gruppi
rock affondassero le loro radici: fu così che cominciò ad accostarsi
seriamente al blues. Era la metà degli anni ’80.
Da
allora si è dato da fare per comprendere a fondo questa musica,
farla propria, interpretarla e proporla al pubblico, il tutto
rafforzato da alcuni viaggi nel Mississippi, “the land where the
blues began”. E siccome lui il blues lo ama davvero, e lo suona
perché lo considera un modo di emozionare ed emozionarsi, non ha
peli sulla lingua quando si tratta di commentare l’assenza cronica
del blues dai media e dalla cultura “ufficiale”; oppure tutti coloro
che, pur dicendo di amare il blues, dopo aver suonato tre o quattro
volte davanti ad un pubblico scarso e disattento e non aver
guadagnato quasi nulla, gettano la spugna e si dedicano alla musica
di facile consumo; o infine quei musicisti che infilano la parola
“blues” nei loro discorsi e tra le loro presunte influenze, ma senza
che poi il blues traspaia minimamente da ciò che suonano.
Angelo ha avuto una fortissima esperienza umana e musicale a fine
anni ’80 con il bluesman nero Larry Johnson, che
vorrebbe poter ripetere - tra i musicisti attuali - con Corey Harris
e Alvin Youngblood Hart (due giovani artisti il cui ascolto
consigliamo a tutti gli amanti del blues, e di quello acustico in
particolare). Tra le sue principali influenze cita Fred
McDowell e Leadbelly, ma anche
Juke Boy Bonner per quanto riguarda i testi e le tematiche
affrontate.
Dopo anni di attività on the road, “Leadbelly” Rossi ha
finalmente dato alle stampe una cassetta e un cd.
La
prima, Devil or Angel, è stata realizzata
in studio nel 1999. Il cd (Jump Up Songs)
è stato invece prodotto da
Il
Popolo del Blues nel 2000 e
raccoglie brani registrati dal vivo. E’ abbastanza inutile
soffermarsi sui singoli brani. Rossi propone un blues nudo e crudo,
senza fronzoli. Direi soltanto che io preferisco la cassetta, ma per
un solo motivo: in alcuni pezzi del cd il suono della chitarra è
veramente brutto, e penalizza in parte l’esecuzione... avete
presente il peggior suono che possa uscire da un pickup
piezoelettrico? Ma, a parte il suono, dalle dita e dalla voce di
Angelo Rossi esce un grande blues. Suona la chitarra (spesso in
stile slide) con grande feeling e senza abbellimenti fuori
luogo, e la voce è usata (talvolta con qualche sforzo di gola qua e
là) per esprimere la grande forza che i brani contengono. Il
repertorio spazia da Fred McDowell a Muddy Waters, da Jimmy Reed a
Leadbelly ad altri bluesmen. Rossi propone sul cd anche un brano di
Hank Williams (Ramblin’ Man), un cantante country morto
appena ventinovenne nel ‘53 che, per le vicende della vita e per i
temi trattati nelle canzoni, può essere a buon diritto annoverato
tra i primi bluesmen bianchi (insieme all’altra stella del primo
country Jimmie Rodgers).
Angelo Rossi si esibisce prevalentemente nel Nord Italia. Speriamo
con tutto il cuore di vederlo anche più giù (magari nella mia
Sicilia...), perché si tratta di un grande interprete e portavoce
del blues più vero.
Carlo “slidincharlie” Pipitone